Santa Sofia s.r.l.
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Storie di Valpolicella

Un’azienda protagonista di una rivoluzione enoculturale, due secoli di storia che assumono i contorni di un romanzo, sapienti vignerons e antichi vitigni.

Una Villa Palladiana che assume i caratteri umani di chi la vive, un’azienda protagonista di una rivoluzione enoculturale, una famiglia pienamente dedita alla conoscenza del territorio, la sensibilità di un enologo, ancor prima di un uomo, ma soprattutto la sua visione, moderna e sensibile del concetto di azienda vinicola: in due parole Santa Sofia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raccontarla significa raccontare due secoli di storia, che a tratti assume i contorni di un romanzo. L’azienda nasce nel 1800 nelle zone più suggestive della Valpolicella Classica, in una Villa progettata da Andrea Palladio nel 1565. Un gioiello italiano, simbolo della nostra architettura che ancora oggi ospita una realtà da sempre apprezzata per l’ottima qualità dei suoi vini, prodotti da sole uve selezionate in luoghi vocati.

 

 

Cinquant’anni fa l’arrivo di Giancarlo e Luciano Begnoni, padre e figlio: enologo, il primo, formatosi nella prestigiosa scuola di Conegliano, sensibile e intraprendente guiderà l’azienda rilevata alla contessa Rizzardi; dottore in Economia e Commercio e Wine Specialist, il secondo, capace negli anni ’90 di internazionalizzare l’azienda portandola con 120 importatori in 65 paesi del mondo, esportando l’87% della produzione. Rispolverare l’identità, lavorare sul territorio, creare sistemi virtuosi, scegliere l’innovazione per puntare all’eccellenza: scelte epocali in anni in cui il vino era svenduto in damigiane in Italia e all’estero. L’intuito prima e la mano sicura di Giancarlo dopo, hanno dato vita a vini classici freschi ed eleganti. La vocazione della parcella di Monte Gradella è diventata nel 1964 la prima bottiglia del Cru Santa Sofia: “Gioè”, l’Amarone più premiato e ricercato.

 

 

Il vigneto sorge nella parte più alta del Monte, la restante vigna diventa Montegradella Valpolicella Superiore. Ventiquattro ettari in Valpolicella e l’acquisto nel 2015 di quarantacinque ettari in Valpantena. Trenta invece i conferitori che collocati in zone diverse aiutano in annate difficili ad ottenere vini migliori. “I conferenti mi aiutano a migliorare il vino – racconta Luciano – soprattutto nelle annate non facili: avendo a disposizione vigneti in zone diverse riusciamo ad ottenere vini migliori rispetto a quelli che si potrebbero realizzare da una sola zona. È cruciale la relazione diretta con chi coltiva la vigna per conoscere la qualità delle uve e capire poi come evolverà il vino”.

 

 

Differenti le tipologie prodotte protagoniste del territorio: L’Amarone, il Valpolicella, il Ripasso e il Recioto della Valpolicella Classico. Le selezioni come El Maturlan Igt, ottenuto da Corvina (60 %) e un leggero appassimento, più uve del territorio o Arleò Rosso Veronese, Corvina e Corvinone (85%) in blend con Cabernet e Merlot dopo un periodo di appassimento. Non manca tra i “Veronesi” un vino che da qualche tempo sta vivendo una nuova primavera: il Bardolino Chiaretto. In pieno stile provenzale, il Chiaretto Santa Sofia (uve Corvina, Rondinella e Molinara) è un prodotto stilisticamente preciso. Il “lato attuale” di sapienti vignerons e antichi vitigni.

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